Qualche riflessione sul vedutismo
Lo scritto di oggi fa riferimento al post "Altre quattro voci di Wikipedia" pubblicato in questo blog in data 14 aprile 2024.
L'amore per il vedutismo era una delle cose dell'arte che accomunavano me e Giuseppe, anche se per motivi diversi: mio padre sicuramente dei vedutisti amava la precisione della rappresentazione, la maestria nell'uso della luce e delle ombre e probabilmente anche il fatto che rappresentavano in maniera filologica parti di città e stili di vita ad oggi non più esistenti (degli autori in esame nel post a cui faccio riferimento, il primo, Angelo Inganni, svolge la sua attività a Milano, ad esempio, città oggi completamente differente da quella rappresentata nelle sue opere); il mio amore per il vedutismo invece è sempre stato di natura emotiva: la rappresentazione di orizzonti ampi, cieli azzurri, mari blu, luci solari non velate dalle nubi ecc...
So che papà bollava come infantile questo mio approccio, ma io non ho mai potuto prescindere dal soggetto dei quadri: per questo motivo non ho amore per la pittura in sè, ma solo per certi maestri.
Ho capito di recente di non amare la pittura sacra perchè soprattutto nelle rappresentazioni di storie di martiri, non riesco a tollerare la crudeltà di ciò che viene raffigurato (anche solo in via metaforica).
Per Giuseppe era diverso, a lui dei soggetti interessava poco, ma si esaltava per le capacità tecniche, si interrogava sull'evoluzione degli stili, da dove nascessero e come evolvessero.
La pittura, studiata e praticata, è stata la sua àncora di salvezza permettendogli di sopire o di sfogare il tanto dolore che si portava dentro.
E comunque sia, grazie ai vedutisti, ho potuto creare un legame emotivo con mio padre, condividendo almeno in parte una delle cose che più amava al mondo e a cui avrebbe voluto farmi appassionare con la medesima intensità.
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