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Barthélemy D'Eyck

Allegato al post di oggi un articolo particolareggiato sul pittore e miniatore fiammingo Barthelemy d'Eyck, scritto in lingua francese. Giuseppe parlava bene il Francese, amava molto questa lingua che era spesso oggetto delle sue tirate polemiche essendo il suo insegnamento ed il suo uso da tempo stati soppiantati dall'Inglese. Mio padre era così, costantemente rivolto ad un passato migliore che non è mai esistito, ma che probabilmente gli ricordava i momenti della sua giovinezza in cui riusciva a scappare dai problemi che in famiglia lo facevano stare male. Non che Giuseppe fosse un passatista inconsapevole: sapeva bene quale fatica stava dietro il lavoro di contadino dei suoi zii della campagna, dove passava le sue estati felici, anche durante il tempo della guerra: ma un conto è la conoscenza razionale, un conto è l'emozione dei ricordi. Forse anche da questo nasce il suo amore per la pittura fiamminga, le atmosfere soffuse, le luci gialle da candela tremolante, un sil...

Codici Carolingi

A volte è difficile trovare qualcosa da raccontare su Giuseppe per avere la scusa di pubblicare uno dei suoi file, e questa settimana lo è stato particolarmente, nonostante abbia pensato a lui ancora più spesso del solito. Ho provato ad interrogarmi, allora, sul motivo per cui avevo scelto il file di questa settimana, e mi sono venuti in mente l'entusiasmo, la luce nei suoi occhi quando raccontava al me bambino la perizia dei miniatori. Ho trovato pertanto un fil conduttore con il post della settimana passata: il ricordo mi ha convinto ulteriormente che il vero piacere dell'arte per mio padre era il gesto tecnico, la perizia con cui l'artista con "pochi" segni o pennellate creava un'opera in grado di emozionare o di suscitare una reazione intellettuale. E questo piacere era per lui indipendente dal soggetto, amava un Kandinski come un Sebastiano del Piombo, un "mobile" di Calder come una statua di Michelangelo. E in un altro ricordo che ho di lui tro...

Divina Commedia

Il post di oggi è un documento tratto da Internet riguardante un codice miniato con figure delle tre cantiche della Divina Commedia di Dante, che Giuseppe aveva integrato con le riproduzioni delle miniature. Mi fa sorridere, pensandoci ora, la passione di mio padre per i codici miniati: oltre alla sua passione ormai nota (alle 4 persone che leggono questo blog) per tutto ciò che era grafica, disegno, pittura, credo che papà provasse un'ammirazione particolare per la capacità dei miniatori di creare capolavori in piccole dimensioni: mio padre aveva tante doti, ma la finezza del tratto, la delicatezza delle realizzazioni non erano proprio cosa sua, lui che era ossessionato dal finire le cose bene, ma nel minor tempo possibile, dato che il pensiero di avere qualcosa lasciato in sospeso gli procurava un'ansia senza possibilità di conforto. Anche nella sua pittura, soprattutto nella fase giovanile, la pennellata è quasi irruenta, la texture vibrante e materica; le cose sarebbero cam...