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Visualizzazione dei post da settembre, 2026

Tanta nostalgia

Ieri, tornando a casa dopo una pizza in centro, sono passato davanti ad un posto che non conoscevo, la libreria Utopia Pratica  di via Montebello a Torino: è un posto che sarebbe piaciuto a mio padre, anzi, probabilmente una volta che fosse entrato sarebbe stato difficile farlo uscire. Non so da quanto questa libreria sia aperta, ma so per certo che Giuseppe non la conosceva, se no sono certo che me ne avrebbe parlato con il solito entusiasmo che lo coglieva quando trovava qualcosa che era nelle sue corde. Ho sbirciato a lungo le vetrine, e ho provato una gran nostalgia, di tempi in cui la mia casa non strabordava di volumi, e soprattutto in cui mio padre era vivo e potevamo confrontarci sulle cose che ci piacevano (che in fondo non ne avevamo tante in comune). Ho parlato a papà allontanandomi, e gli ho detto: "peccato che non ci sei, ti avrei accompagnato volentieri". 

I quadri di Giuseppe - 10

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Giuseppe Bonenti - "Ou est le sociale?" - Fine anni '80 - inizio anni '90 - Colori acrilici su masonite   Domani sarà il compleanno di papà, ne avrebbe compiuti 87: in suo ricordo pubblico uno dei quadri a cui sono più affezionato, tanto che quando andai a vivere da solo fu il primo che volli a casa mia; rispecchia il profondo senso della necessità di una politica sociale, che Giuseppe ebbe nell'intero arco della sua vita, e che ha trasmesso ad entrambi i suoi figli. L'iconografia è chiara: un vecchio, un operaio, una donna e suo figlio (la donna ha tratti africani), i soggetti deboli della nostra società; quando mio padre ha realizzato questo quadro eravamo nel pieno degli anni della Milano da bere, le reti di Berlusconi diventavano sempre più importanti, i radicali proponevano referendum per l'abolizione del SSN e dell'INAIL, come dire la distruzione completa e subitanea dello stato sociale in nome dell'idolatria dei mercati. Giuseppe vedeva i pe...

Barthélemy D'Eyck

Allegato al post di oggi un articolo particolareggiato sul pittore e miniatore fiammingo Barthelemy d'Eyck, scritto in lingua francese. Giuseppe parlava bene il Francese, amava molto questa lingua che era spesso oggetto delle sue tirate polemiche essendo il suo insegnamento ed il suo uso da tempo stati soppiantati dall'Inglese. Mio padre era così, costantemente rivolto ad un passato migliore che non è mai esistito, ma che probabilmente gli ricordava i momenti della sua giovinezza in cui riusciva a scappare dai problemi che in famiglia lo facevano stare male. Non che Giuseppe fosse un passatista inconsapevole: sapeva bene quale fatica stava dietro il lavoro di contadino dei suoi zii della campagna, dove passava le sue estati felici, anche durante il tempo della guerra: ma un conto è la conoscenza razionale, un conto è l'emozione dei ricordi. Forse anche da questo nasce il suo amore per la pittura fiamminga, le atmosfere soffuse, le luci gialle da candela tremolante, un sil...

I quadri di Giuseppe - 9

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 Giuseppe Bonenti - Prima che il gallo canti due volte - Anni '90 - Colori acrilici su masonite.   L'immagine qui riprodotta è © 2024-2026   degli eredi di Giuseppe Bonenti: alcuni diritti sono riservati secondo licenza  CC BY-NC-SA 4.0